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L’imballaggio: quella sottile barriera tra il prodotto e il cliente. Sai valorizzarlo al meglio per farti scegliere?

Ti sei chiesto perché ogni volta che torni a casa dopo avere fatto la spesa ti trovi a liberare tutto ciò che hai comperato da imballaggi apparentemente inutili? E non sarebbe possibile ridurre tutti questi scarti o almeno riutilizzarli, prima di gettarli nella raccolta differenziata per un marketing più sostenibile?

Se ti sei posto queste domande, sei in ottima compagnia. Secondo i dati di una recente analisi svolta da IPSOS, infatti, il 74% della popolazione si sente sempre più coinvolta nella difesa dell’ambiente attraverso scelte di comportamento e di consumo consapevoli, ritenendo di aver contribuito in passato con gesti sbagliati a determinare gli attuali stravolgimenti climatici.

Assistiamo così a una svolta responsabile del mercato verso un marketing sostenibile per l’ambiente, per l’economia, per la società.

Per le aziende, un’opportunità di rispondere a un bisogno fortemente sentito, inserendosi proprio là, tra il prodotto e le mani di chi lo acquista, valorizzando ciò che sta nel mezzo: il suo imballaggio. Un packaging sostenibile si fa veicolo dell’identità aziendale, comunicando al mercato i valori, le scelte, le sfide di un brand.

La scelta di schierarsi dalla parte dell’ambiente deve diventare il punto di forza di una nuova strategia di comunicazione, per un ritorno del proprio investimento.

Per ottimizzare le potenzialità offerte a un’azienda da un packaging ecologico è determinante l’utilizzo della confezione come strumento di informazione e coinvolgimento: il primo “quaderno” su cui condividere la tua scelta green, gettando le basi per creare una community intorno al tuo brand che, riconoscendosi in questi valori, ti seguirà fedelmente.

Essenziale per un imballaggio sostenibile è anche il design, che ne preveda con lungimiranza una seconda vita, magari con una diversa funzione. Ciò rappresenterebbe un valore aggiunto per l’acquirente, oltre a fare girare più a lungo e in diversi contesti il nome del brand.

La parola ai consumatori: il mercato premia le aziende green

Secondo lo studio IPSOS, il 39% degli intervistati pensa stia all’azienda ridurre la quantità di materiale utilizzato nelle confezioni. Il rischio, in caso contrario, è molto alto. Basti pensare alla pubblicità negativa e alle critiche mosse al colosso americano Amazon per la sua “insostenibilità”, caratterizzata da un eccessivo utilizzo di scatole e materiali riempitivi.

Un’azienda, per essere considerata rispettosa dell’ambiente deve quindi:

  • utilizzare materiali da imballaggio eco-sostenibili (41%)
  • ridurre al minimo gli scarti di produzione (39%)
  • ridurre l’imballaggio dei prodotti (34%)
  • ridurre gli sprechi di materiale aumentando l’efficienza (33%)

Per contribuire alla causa ambientale a fianco delle imprese, il consumatore è disposto a:

  • acquistare prodotti realizzati con materiali riciclati (53%)
  • riutilizzare gli articoli monouso (48%)
  • smettere di comperare beni con imballaggi non riciclabili (41%)

I brand possono quindi decidere: accogliere la sfida della sostenibilità o rimanere inesorabilmente fuori dal mercato.

Per imprenditori e startup sono disponibili finanziamenti per sviluppare soluzioni green e portare un’impronta ecologica nel mondo. Banche e istituzioni vedono infatti crescere il loro impegno e la loro fiducia a sostegno di progetti a valenza ambientale e sociale.

Un prodotto, tre packaging.  Per un’azienda si moltiplicano le opportunità di marketing. 

In base a una normativa europea, i prodotti devono compiere il tragitto dal luogo di produzione sino allo scaffale protetti da diversi involucri, ciascuno con una propria funzione.

Va da sé che decidere di comperare a km. 0 ciò che il nostro territorio offre significhi a priori fare una scelta sostenibile, che consente il risparmio di risorse naturali in termini di materiali, di energia impiegata nella produzione e di emissione di CO2 per i trasporti. Ma per molti prodotti, ciò non è possibile.

Per le aziende, ogni livello di imballaggio con cui un prodotto si presenta alla vendita rappresenta un’opportunità di agire nel rispetto dell’ambiente e di comunicare la propria scelta con un’efficace comunicazione circolare al mercato.

Ecco con quali “vestiti” la merce arriva al supermercato:

  • imballaggio primario: è l’unità di vendita per il consumatore.  Il packaging primario contiene direttamente il prodotto. È l’ultima barriera tra il contenuto e il mondo esterno. Se sei seduto in un bar, con una lattina della tua bevanda preferita e un sacchetto di patatine in mano, allora stai utilizzando due packaging primari.

La tipologia di materiale utilizzato influenza la conservazione e la qualità della merce.

È su questo imballaggio che le aziende devono apporre la marcatura obbligatoria per legge con le informazioni fondamentali, al fine di tutelare ed informare il consumatore. Non solo.

Per le aziende, questo è il packaging da sfruttare per trasmettere il proprio messaggio di marketing sostenibile. Se desideri approfondire, ti invitiamo a leggere l’articolo Tra scartare e scartare, c’è una bella differenza. Scoprirai così tutte le caratteristiche che un packaging etico deve rispettare.

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  • imballaggio secondario: raggruppa le unità di vendita.

Dal punto di vista di una strategia di marketing, il packaging secondario ha l’obiettivo di catturare l’attenzione del consumatore durante l’acquisto. Per questa ragione la confezione è spesso studiata con attenzione agli aspetti informativi o promozionali, che ne determinano la disposizione sugli scaffali e che devono attirare l’attenzione del passante.

Alcuni esempi di imballaggio secondario possono essere i sacchetti multipack dei caffè o le fasce che tengono unite più bottigliette tra di loro.

  • imballaggio terziario: facilita la movimentazione e il trasporto dei prodotti verso i punti vendita, evitando rischi di danneggiamento lungo la catena di fornitura.

Il packaging terziario difficilmente viene portato a contatto con il consumatore finale. Pertanto, le caratteristiche principali per cui un’azienda deve saperlo sfruttare sono quelle che lo rendono maggiormente funzionale: semplicità e praticità sono le parole d’ordine.

Il pallet è per eccellenza un esempio di imballaggio terziario.

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Materiale sostenibile? Non esiste, ma una valutazione attenta sì!

Per i grandi brand, così come per i nuovi venditori, prima di adottare qualsiasi imballaggio è doveroso porsi alcune domande sulla sua effettiva sostenibilità.

È complesso determinare quale materiale di imballaggio impatti meno sull’ambiente. Infatti, oltre alle caratteristiche intrinseche dei materiali, occorre soppesare più fattori, che vanno dai processi di produzione, ai trasporti, alla possibilità di riutilizzo del packaging, una volta terminata la sua funzione primaria.

Il processo produttivo deve essere incentrato sull’idea di limitare il più possibile gli scarti di produzione, impiegando al tempo stesso fonti energetiche rinnovabili, senza mai dimenticare la coerenza con il prodotto e le necessità del mercato.

Attualmente i principali materiali utilizzati per imballaggi a ridotto impatto ambientale sono:

  • legno: totalmente riciclabile, con un ciclo di vita che può durare all’infinito. La sua alta possibilità di personalizzazione lo rende versatile e adatto per packaging attraenti, che ben rispondono alle esigenze del marketing.

La criticità del legno sono principalmente legate all’incidenza del suo peso nei trasporti, implicando costi più alti e maggiore emissione di CO2.

  • cartone: economico, resistente, organico e biodegradabile. Il cartone è un materiale estremamente forte e può essere prodotto nella forma che si preferisce, prestandosi così a proteggere alla perfezione qualsiasi prodotto, ottimizzando al contempo volumi e costi di spedizione. Occorre naturalmente accertarsi che questo materiale sia stato realizzato con materiali riciclati o provenienti da foreste gestite in modo sostenibile (certificati  PEFC FSC).
  • vetro: riciclabile al 100%, può essere utilizzato innumerevoli volte senza perdere di qualità. L’utilizzo del vetro è aumentato negli ultimi anni, soprattutto nel settore degli alimentari, per la sua capacità di creare una protezione naturale, conservando le qualità del contenuto. Le criticità del vetro sono legate all’alto consumo di energia in fase di produzione e ai maggiori costi e emissione di gas generati dal suo trasporto, conseguenti dal suo peso. Questo materiale risulta sicuramente anche molto costoso. Pertanto, un’azienda che decida di avvalersene, deve fare attente considerazioni legate al budget.
  • bioplastiche: si tratta di plastiche biodegradabili ottenute da materiali di origine vegetale rinnovabili. Hanno la peculiarità di biodegradarsi nell’ambiente nel giro di pochi mesi, prestandosi a diventare ottimo fertilizzante agricolo. Sicuramente si tratta di un materiale leggero, che incide minimamente sul peso totale del prodotto, rendendo più facile e meno inquinante il trasporto.

Un materiale miracoloso?  Purtroppo anche in questo caso ci sono dei contro. Per realizzarlo, infatti, vengono utilizzate materie prime, quali amido di mais e di grano, che vengono sottratte al settore alimentare. Nel caso in cui le bioplastiche prendessero piede, occorrerebbe fare una valutazione sul conseguente rischio di riduzione delle scorte alimentari per cibi essenziali quali pane e pasta.

Tra le plastiche bio menzioniamo il Mater Bi, brevettato in Italia. Estremamente versatile e resistente, personalizzabile e stampabile, il Mater Bi trova applicazioni in diversi campi, quali ad esempio l’alimentare – con piatti, bicchieri e posate oramai diffuse in larga scala – all’agricoltura – dove il MaterBi può tranquillamente biodegradarsi nel terreno trasformandosi in compost – alla sostituzione dei sacchetti in polietilene e molto altro.

Il packaging sostenibile: un bene per tutti

L’uso del packaging eco-friendly diventa quindi una necessità per tutti:

  • per i consumatori, che si riconoscono in marchi impegnati nella difesa del Pianeta, sostenendoli con le proprie scelte;
  • per le grandi aziende, per rafforzare la propria immagine e per un’attività di branding legata ai nuovi temi ambientali;
  • per le piccole e medie aziende, che possono così partire con il sostegno e la fiducia di chi condivide questi valori.

Molti grandi marchi hanno già intrapreso questo percorso. Unilever, McDonald’s, Nike, solo per citarne alcuni. La loro scelta è stata ampiamente premiata dai consumatori, come vedremo in un prossimo articolo.

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